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giovedì 15 dicembre 2016

L’ospedale Ondoli è alla ricerca di un’identità precisa

Vorrei qui proporre alcune riflessioni in merito alle vicende di questi giorni riguardanti l’Ospedale di Angera, ma che hanno anche valenza più generale, per i presidi medio-piccoli del nostro territorio.
L’Ospedale di Angera è una struttura che ha avuto grande importanza per le comunità di Angera e dei Comuni circostanti. E’ il risultato di significativi lasciti economici da parte di cittadini che hanno riconosciuto la necessità e l’urgenza di dotarsi di una struttura che fosse al passo con i tempi. E’ però anche una struttura che è invecchiata, ha subito gli assalti della peggior politica e in alcuni casi la mancanza di progettualità. Sono stati però fatti anche interventi di grande importanza, su tutti la ristrutturazione e potenziamento del Pronto Soccorso.
Ad oggi, l’Ospedale di Angera è una struttura con un buon potenziale, ma alla ricerca di una identità precisa. Personalmente, mi sembra che il suo ruolo non possa che essere quello di una struttura di secondo livello, che faccia da cardine tra i grandi ospedali specialistici ed le esigenze del territorio. A fronte di una popolazione che invecchia, all’età media che si allunga, con nascite in fortissimo calo, le sfide che abbiamo di fronte sono nuove e molteplici. Ben vengano quindi interventi che vadano nella direzione di dare al nostro presidio sanitario una nuova, forte e vincente identità!
E’ purtroppo finita l’era in cui tutti i presidi sanitari potevano essere dotati di servizi e funzionalità complesse. Non solo sono finiti i soldi, ma anche la tecnologia ha avuto una enorme evoluzione e le competenze necessarie per usarla sono diventate sempre maggiori. Meglio quindi, per certe necessità, rivolgersi a strutture in cui si può ottenere il miglior trattamento possibile, anche a costo di fare qualche tratto di strada in più. A patto però di trovare un trattamento di grande qualità, anche da un punto di vista umano. Attese prolungate di ore ed ore, in situazioni di grande fragilità come quelle imposte da una malattia, non devono esistere.
Le polemiche di questi giorni intorno alla rimodulazione del funzionamento dell’Ospedale e della chiusura del punto nascite sollevano fortissime perplessità. La chiusura del punto nascite è la conclusione, purtroppo, di un percorso durante il quale sono stati fatti tanti annunci e pochi fatti. Da anni si sa che il punto nascite è (era, a questo punto) osservato speciale, e in questi anni non si è riusciti ad aumentare la sua attrattività. Si sono sentite parecchie proposte, anche bislacche, che a poco hanno giovato. Quello che lascia esterefatti non è tanto la chiusura, da lungo annunciata, ma le sue tempistiche e modalità. L’annuncio è stato dato in una serata organizzata da un partito politico, senza informare prima il personale, la dirigenza, i tecnici e le Amministrazioni Comunali, con cui avrebbe dovuto essere concordata una strategia per modulare tempi e modi. Il risultato è lo sbando, con parti programmati che non possono essere eseguiti, personale che non conosce il proprio futuro, future mamme in enorme e giustificata ansia, che non conoscono come dovranno comportarsi. Un modo di procedere veramente dilettantesco.
Un aspetto gravissimo, a mio avviso, è stata la partecipazione del direttore dell’ASST ad una serata monocolore organizzata e condotta dallo stesso partito che governa Regione Lombardia. Il direttore dell’ASST è (dovrebbe essere?) una tecnico super-partes, scelto (così ci han detto) al termine di un percorso di valutazione basato su criteri puramente meritocratici.
L’altro grande tema di discussione, quello della rimodulazione delle funzionalità del presidio sanitario, solleva altre, ed altrettanto serie critiche.La maggiore perplessità riguarda la mancanza di un percorso di dialogo e confronto serio tra le Amministrazioni Comunali del territorio e l’ASST, con colpe, mi sembra, da ambo le parti. Personalismi, attaccamento alle logiche di partito e difesa strenua di piccoli feudi non hanno giovato. Un aspetto tra i tanti: la chiusura della pediatria, in contemporanea a quello del punto nascite. Questo non è a mio avviso accettabile: per certi tipi di patologie di medio-bassa gravità, i piccoli ospedali possono e devono essere il punto di riferimento del territorio, sgravando il compito dei grandi ospedali e garantendo condizioni di ricovero veramente a misura dei piccoli pazienti e dei loro genitori! E’ qui la valenza non solo sanitaria, ma anche e soprattutto sociale dei presidi medio-piccoli, che vale immutata anche in altre condizioni: gli anziani, le malattie croniche e quelle purtroppo incurabili.
Grazie per l’attenzione
Alessandro Brovelli
Angera, Gruppo Consiliare
ABC – Angera Bene Comune

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