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martedì 22 novembre 2016

1000 giorni di Governo



Nella storia della Repubblica “ci sono stati 63 governi in 70 anni: solo i governi Berlusconi e Craxi sono durati più del nostro, che è il quarto per longevità”. Lo dice il premier Matteo Renzi nella conferenza stampa per i 1000 giorni di governo.

“Questo governo è nato per fare le riforme costituzionali, le abbiamo fatte e deciderà il cittadino se vanno bene o no. Nostro compito era anche portare a casa la ripartenza che va ancora piano ma e’ molto più forte di prima”.

Questo è il governo che ha messo al primo posto della sua agenda la crescita e il lavoro e i numeri parlano chiaro. “La crescita non è soddisfacente ma decisamente migliora: dal febbraio 2014 a oggi il Pil è cresciuto dell’1,6%” ed è tornato il segno più dopo che il segno era meno con i governi Letta e Monti. Inoltre “è diminuito il rapporto deficit Pil” e migliorano gli altri indicatori economici, dal debito che scende ai consumi che salgono. “Siamo soddisfatti? No, abbiamo fame di futuro, ancora voglia di crescere. Ma i numeri dimostrano” che l’economia migliora”.

“Questi sono numeri che non hanno alcuna possibilità di essere discussi, sono dati Istat, non ci rendono ancora soddisfatti ma è un dato rilevante, prima c’era un’ecatombe di posti di lavori, ora non andiamo ancora bene ma chi nega la relazione con il Jobs Act nega la verità”.

“I consumi delle famiglie sono saliti dal 3%: un clamoroso abbraccio agli economisti che dicono che gli 80 euro non hanno avuto effetto. La Banca d’Italia stima che abbiano inciso per il 40%, anche se da umile profano di economia, non capisco come facciano a essere così precisi”.

“Possiamo dire che nei mille giorni il lavoro fatto sui piani per le città metropolitane e Regioni ha funzionato molto bene. All’inizio qualcuno storceva un po’ il naso, poi hanno firmato tutti. Lasciatemi ringraziare Saviano, questo lavoro è partito da un suo appello-denuncia, da una sua critica secondo me anche troppo forte”.

“Credo che sia fisiologico – ha continuato il premier – che davanti ad una possibile novità politica ci sia una fibrillazione maggiore dei mercati, personalmente reputo ovvio l’assioma riforme-Pil su e al contrario che lo spread salga se non si fanno. Detto questo però chiarisco che il compito di chi sostiene il “Sì” non è usare la carta della paura ma cercare di riempire di motivazioni le ragioni del “Sì”.

Sul referendum costituzionale, Renzi ribadisce “tutti i sondaggi danno il “no” al referendum in testa. Si potrebbe buttarla sul ridere dal momento che nel 2016 non ne hanno azzeccato una sola, non è che devono iniziare questa volta. Ma vedo la partita referendaria totalmente aperta in ragione degli indecisi. E le buone ragioni che ci spingono a lottare per il “Sì” sono più forti che mai. Sono convinto che la maggioranza silenziosa degli italiani sappia scegliere sulla base del quesito poi potranno scegliere Sì o no”.

Se vince il “No” “cosa accadrà al governo lo scopriremo solo vivendo….Seriamente io penso che questo referendum possa segnare davvero il cambiamento, questo governo è nato per cambiare e fare le riforme. Ove i cittadini bocciassero le riforme, verificheremo la situazione politica”.

“Sono 25-30 milioni le persone che andranno a votare e devono decidere se vogliono un’Italia che cambia o mantenere le regole di oggi. Ma ho girato tantissimo l’Italia e avverto forte che c’è un popolo che ha voglia di cambiare e continuo a pensare che, con buona pace degli istituti di sondaggi, ci sia lo spazio perché prevalga il Sì. Vedremo quanti saranno i votanti, i Sì o i no: sarà la democrazia a parlare. Ma questo non toglie niente ai 1000 giorni di governo”.

“Io continuo a pensare che la pancia profonda del Paese abbia una voglia di cambiamento straordinaria e tutto dipende da come si farà quest’ultimo miglio di campagna elettorale. Gli italiani sceglieranno sulla base del quesito. Spero che votino Sì, magari voteranno no, vedremo. Ma per come conosco italiani sono certo secondo me andranno a votare in tanti e il fatto che siano in tanti porta a dire che è difficilissimo capire dove si svilupperà il consenso finale”, prosegue il capo del governo assicurando che “vivremo i 15 giorni” che mancano alle urne “con grande rispetto per chi vota, con grande decisione e anche con gioia: sono 15 giorni che aspettiamo da decenni”.

“Ci sono tantissime cose che ho da rimproverarmi ma finalmente c’è un Paese che le cose le fa. Poi mi domando sempre come abbiamo fatto mettendo tre miliardi nella scuola a fare arrabbiare tutti. Evidentemente qualcosa non ha funzionato”. Ora “nessuno mette in dubbio il fatto che oggettivamente l’Italia si è rimessa in moto”, ha concluso il capo del governo.

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