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lunedì 11 gennaio 2016

Un partigiano ci ha lasciato

Oggi intorno a mezzogiorno è spirato il Partigiano Siluro (Franco Carabelli) classe 1921, di Sesto Calende.





                                           FRANCO CARABELLI             "Siluro"

Intervista a Siluro, tratta da "il Fiore Meraviglioso III"

"Eh si, è così!
Di noi non si è ricordato più nessuno, di noi e di tutta la gente come mia moglie, delle valli, lei è di Crodo, che ci ha aiutati tanto, se ne sono fregati!
Però alcuni di noi sono in parlamento nel nome della Resistenza e...quei alter i gh'han lasàa da part!

Io sono entrato nella Resistenza perché quando sono tornato dalla Russia, mese di maggio del '43, ho lavorato un pò alla Siai e compagnia bella, poi ho capito l'antifona, che qui non andava bene perché era facile che dalla sera alla mattina ti ritrovavi in Germania.
E allora ho preso la via della montagne.

Alla Siai di Sesto Calende ne hanno precettati 300! Così ho preso la via della montagna e sono andato su, c'erano già degli altri.
Eravamo in una ventina di Sesto, Tanzi, Luigi Besozzi, (1) Sergio Fedeli, Masnaghetti, il Biondo, il Brutto, io, eravamo quasi tutti di Sesto.

Ne sono morti tanti, se ne sono salvati tre o quattro.
Eravamo sul Monte Massone, che divide Anzola dalla Valstrona.

La prima missione che mi hanno dato da fare è stata quella di venire a Borgo Ticino a prendere tre moschetti e venti munizioni.
Eravamo in tre.

Abbiamo fatto un giro della madonna per arrivare, abbiamo sbagliato cappelletta, loro erano da una parte a cercarci e noi eravamo da un'altra!
Poi verso la metà di agosto è arrivato l'ordine di trasferirci in valle Antigorio.

Eravamo il  battaglione autonomo Fabbri mi sembra, adesso non mi ricordo più bene.
Il nostro compito era quello di difendere le centrali elettriche, era una cosa pazzesca eh!

Trenta persone, venti armati e dieci no e dovevamo difendere le centrali elettriche, se hai fatto la guerra lo sai che era una roba pazzesca.
Una volta eravamo in un boschetto sopra i bagni di Crodo, una mattina siamo arrivati e ci siamo fermati all'alba, eravamo stanchi, e verso le nove nove e mezza viene li uno del posto, un certo Franco Pesenti e dice:

io vi propongo di andare a fare l'assalto alla caserma dei tedeschi a Baceno, perché a
mezzogiorno mangiano e li possiamo mettere nel sacco!
Così ci ha accompagnati alla caserma, eravamo la solita trentina, arriviamo alla caserma e ci ha salvati un muretto alto così, siamo sgattaiolati via sotto e via!

Poi ci hanno detto che sulla corriera alla mattina c'erano su sei tedeschi.

Allora siamo ritornati a bagno di Crodo e quando è arrivata l'abbiamo fermata, quello che aveva il mitragliatore ha tirato una scarica e li ha feriti tutti e sei, sei tedeschi, sono scesi da soli e io insieme al comandante Tanzi ho detto:

- guarda, facciamo una cosa, andiamo alla fonte di Crodo poi ci sono andato io
- ci facciamo dare un furgoncino con l'autista, li carichiamo e li mandiamo all'ospedale di Domodossola.

Questa è la realtà, li abbiamo caricati verso Domo e poi non si sa più cosa sia successo.

Dopo pranzo è arrivata una signora e ci ha detto:

- guardate che nel tombino sotto la ai bagni di Crodo c'è un tedesco morto!
Si vede che qualcuno è andato giù e....

Siamo andati giù abbiamo visto che era morto, aveva ancora il fucile e lo abbiamo portato via, e dato che io camminavo ancora  sul mio, gli ho preso le scarpe!

Poi siamo saliti alla baita di Flecchio, sopra tra Mozio e Cravegna, dove sono state fatte le fotografie...

Lì il comandante Tanzi, dato che io ero già un reduce della Russia e conoscevo già i tedeschi come si comportavano, ha detto:

- e se io telefonassi al comando tedesco e gli proponessi la resa?
Io gli ho detto

- guarda, telefonare non nuoce, tanto col telefono non ammazzano nessuno.
E così ha telefonato

- Cosa aspettate ad arrendervi? Tanto per voi la guerra è finita!

E il comandante, mi ha raccontato Tanzi che gli ha detto:

- Si, la guerra è finita però tra un annetto.
A Baceno c'erano tre o quattro finanzieri, quando sono entrati i tedeschi hanno disarmato sia finanzieri che carabinieri, che lavoravano per fare arrendere il presidio dei fascisti, all'albergo Italia c'erano i tedeschi e dietro in una casetta c'erano i fascisti.
 
Il parroco di Baceno, don Rossi, non so se era di Oleggio Grande o di Oleggio Castello, comunque era uno che...un suo paesano faceva il pane qui ai mulini....
 
Ad un certo punto verso diciamo la fine di agosto, si arrendono i fascisti e noi scendiamo giù facendo un gran giro per non andare in bocca ai tedeschi...quando poi siamo arrivati alla caserma c'erano solo due fascisti, un graduato e un altro.
 
Io quel giorno sono andato dal proprietario della fonte di Crodo a chiedergli in prestito il furgone, io ero autista dell'aviazione, sapevo guidare, così lui mi ha dato un furgoncino e siamo andati giu con quello.
 
L'abbiamo lasciato fuori lontano cinque o seicento metri, per non arrivare sotto i tedeschi, così abbiamo preso tutte le munizioni e le abbiamo caricate sulla macchina.
 
A quei due fascisti non abbiamo fatto niente, neanche uno schiaffo, li abbiamo lasciati liberi, gli abbiamo detto di andarsene via, non gli abbiamo fatto niente, a chi si arrende bisogna pur dare qualche cosa.
 
Va beh, carichiamo tutto sul furgoncino e saliamo su verso Cravegna, a un certo punto patatac!
 
La ruota di dietro a terra, completamente, ci fermiamo, proviamo a guardare cosa si può fare, io decidevo perché ero quello che guidava, ho deciso andiamo fino a quando si va, e piano piano siamo andati su, due o tre l'han fatta a piedi.
 
Siamo andati su, arriviamo a Mozio, dopo Cravegna comunque, viaggiavamo con tre ruote e un cerchione, la camera d'aria ormai non c'era più, e to-toc to-toc to-toc, piano piano siamo andati e siamo arrivati a Mozio.
 
Abbiamo scaricato le cose, le abbiamo messe vie, e siamo stati lì la notte, verso le otto le dieci viene su una donna e dice:
 
- ma ragazzi, ma vi fidate bene a stare lì, questa notte è passato un carro armato!
 
Perché prima di entrare a Mozio c'è un pezzo di selciato, la sera hanno sentito la nostra ruota che batteva e hanno creduto che fosse un carro armato! Invece eravamo noi!
 
Poi, il Tanzi continuava a telefonare, e i tedeschi si sono arresi, io gli ho detto:
 
- guarda che può anche puzzare di inganno, conoscendo quella gente, comunque....
 
Tanzi, il biondo, il Sergio Fedeli e degli altri sono andati, io gli ho detto che non sarei andato, patti chiari, se voglio morire muoio in aria fresca, perché poteva succedere anche quello.
 
Non è successo niente, hanno trattato la resa. Loro hanno chiesto l'onore delle armi, cioè di portarle sino al confine svizzero, passo San Giacomo, e alla mattina il prestinaio, uno del luogo, col suo furgoncino li ha caricati e li abbiamo mandati in Svizzera, le armi le abbiamo prese noi, saranno stati una quarantina una cinquantina, tutti tedeschi.
 
Il capitano, che parlava un po' di italiano ed era sul furgoncino insieme a noi, mi ha detto che erano quattro mesi che non sapeva più nulla dei suoi familiari, era proprio giù di corda.
 
Poi ci siamo trasferiti giù in basso, tanto non c'era più nessuno, io ho detto al Tanzi:
 
- guarda che noi dobbiamo fare una cosa, una postazione col mitragliatore sulla galleria di ponte Manlio, perché guarda che quelli rientrano, non lasciano la caserma abbandonata!
 
Così ha mandato giù un certo "Pollo" di Galliate, un reduce della Russia anche lui, ferito, quando si è presentato al primo ospedaletto da campo gli hanno dato una pennellata con la tintura di iodio e camminare gli hanno detto, me lo ha detto lui.
 
Così sono andati e hanno fatto la postazione, il giorno dopo arrivano, li vede, noi eravamo nei paraggi di Mozio, inizia il fuoco delle mitragliatrici, li ha un po' fermati, io, il biondo (Sergio Pari), il biondo non era uno che si tirava indietro, e due altri coraggiosi da osteria, di quelli che in osteria ammazzavano tücc, poi...
 
Siamo andati giù e ci siamo fermati sotto un vigneto, ueh ti mancava il fiato eh! Uno di quei due coraggiosi lì ad un certo momento fa:
 
- tel là i négar, tel là i négar!
 
Io a quel tempo avevo in dotazione un fucile mitragliatore di fabbricazione greca, che si caricava di sopra, caricatore rigido, con una trentina di colpi, quello dice così, ci giriamo, e quelli non c'erano più, spariti completamente.
 
Allora io ho preso il mitragliatore di uno, il biondo quello dell'altro, abbiamo avanzato e gli ho fatto una scarica, loro si sono come calmati, noi siamo riusciti a raggiungere una pineta, a salire su un pezzettino e via...
 
Insomma, il giorno dopo viene una signora a dirci che in una tal baita c'erano dei sodati con una certa divisa, erano georgiani, e avevano una divisa colore marrone.
 
Ho detto a Tanzi
 
- vado io
 
Disarmato, e sono andato la. Quando ero a una ventina di metri dalla baita erano già fuori sull'uscio ad aspettarmi, io allora gli ho detto in russo:
 
- zdravstvujte! (sdrastice)
 
che vuol dire buongiorno in russo, e il comandante mi dice:
 
-zdravstvujte, partigiani?
 
- si
 
- Moscatelli?
 
- si
 
Quel comandante lì, il georgiano mi ha detto:
 
- tu ieri eri là, e ci hai sparato, ma noi non sparavamo a te, sparavamo in alto!
 
Erano loro! Io ho fatto la raffica e loro invece hanno mirato in alto, infatti si sentivano le pallottole che giravano in  aria.
 
Lì abbiamo portati lì a Mozio insieme a noi e a un certo punto, c'era Enrico Sacco, che per fortuna ha riconosciuto il mio cappello bianco e ha detto:
 
- non sparate che è il Siluro!
 
Se no ci stavano per sparare. Una volta siamo andati io e un altro, sotto Baveno, perché ci avevano detto che si arrendevano i cecoslovacchi, e a Omegna ci siamo fermati ad aspettare che venisse buio se no non si poteva passare, un barcaiolo mi ha dato un cappello bianco da barcaiolo.
 
- se ti va bene tienilo che te lo regalo.
 
Ueh, mi andava bene e l'ho tenuto quel cappello, l'ho portato fino a che non sono venuti fuori i brandelli.
 
Va beh insomma abbiamo aggregato a noi tutti i georgiani, saranno stati in 25 o 30, quando sono arrivati il capitano gli ha detto che chi non voleva fermarsi poteva andarsene in Svizzera, comunque loro poi sono andati in Valsesia con Moscatelli, loro conoscevano lui e sono voluti andare lì.

Nelle righe sovrastanti alcuni ricordi di Siluro rilasciati durante un intervista rilasciata nel 2008

Personalmente, purtroppo, non ho mai avuto il piacere di conoscere "Siluro" ma a nome di Angera Democratica, voglio esprimere le più sincere condoglianze ai parenti.
A lui rivolgiamo il nostro pensiero con una strofa tratta da una canzone della resistenza

"......... PACE ETERNA E GLORIA A VOI MAI NESSUNO SCORDERA' TUTTI I NOMI DEGLI EROI MORTI PER LA LIBERTA'........"



(I funerali avranno luogo alla Abazia di Sesto Calende alle ore 15.00 di Mercoledi’ 13 Gennaio 2016)



Ringrazio Renato Salina che oltre ad avermi informato del triste evento ha messo a disposizione i documenti inseriti nel presente post.


 

9 commenti:

  1. "Eh si, è così!

    Di noi non si è ricordato più nessuno, di noi e di tutta la gente come mia moglie, delle valli, lei è di Crodo, che ci ha aiutati tanto, se ne sono fregati!
    Però alcuni di noi sono in parlamento nel nome della Resistenza e...quei alter i gh'han lasàa da part!

    Per non dimenticare
    ORA E SEMPRE RESISTENZA|

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    1. Attenzione che quelli in parlamento quando parli loro di resistenza pensano a qualcosa di elettrico non a qualcosa di eroico. Tutti, nessuno escluso, trattano la REISTENZA come un qualcosa di ineluttabile ,a ormai fastidioso, salvo poi farsi belli quelle due o tre volte all'anno quando qualcuno pone una corona di fiori davanti a questo o quest'altro monumento o sacrario.

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  2. La gente vera non vi dimenticherà mai!!!

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  3. Mio nonno aveva l'osteria a Ponte Manlio, a 100 mt. dalla postazione della mitragliatrice sopra la galleria..... da bambino mia madre mi ha raccontato quell'episodio tante di quelle volte!!!!
    Anche se non ti ho conosciuto ti abbraccio, Partigiano "Siluro", grazie per quello che hai fatto per questo povero paese.

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  4. Onore e Gloria eterna per i valorosi combattenti della liberta'che hanno ridato l'onore perduto alla Patria Nostra. Oggi i nostri politici tutti anche gli eredi delle gloriose brigate Garibaldi non meritanoil sacrificio e il sangue versato da questi Eroi

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  5. Alessandro, te lo chiedo per favore, certi commenti vedi di non riportarli.
    Grazie. Onori e gloria a Siluro Partigiano e uomo giusto.

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  6. ...... oggi al funerale, subito dopo la tumulazione della bara, alcuni dei presenti hanno intonato "bella ciao". Sentire quella canzone e vedere le bandiere tricolori sventolare mi ha procurato un mix di sentimenti che andavano dalla tristezza per la perdita di un uomo di valore (non l'ho mai conosciuto ma, per quello che ha fatto e per quello che mi hanno raccontato di lui, così è) alla felicità nel costatare che questo suo valore gli veniva tributato!
    A quel punto ho voluto vedere di chi fossero le bandiere tricolori. Osservando bene ho costato che erano quelle dell'Ampi e di un circolo culturale Sestese.
    Il Gonfalone di Sesto Calende, la sua città, non c'era!
    Mi sembrava impossibile! Mi sono messo a cercare fra i presenti il Sindaco o un suo rappresentante ufficiale. Insomma, una fascia Tricolore, una impersonificazione delle istituzioni che, riconoscendosi, al di là di ogni credo politico, nell'Italia nata ANCHE, dal sacrificio di Uomini come Siluro, fosse presente per portare il proprio omaggio.
    ...... la mia ricerca è stata vana, ne il sindaco ne le istituzioni erano presenti! Che peccato!
    Come è possibile che l'amministrazione di una città non sia presente alle esequie di un suo illustre cittadino? Perché, se non si considera illustre chi ha contribuito a dare alla propria città la libertà formando così l'Italia Libera e Repubblicana, non so proprio chi altro possa esserlo considerato!
    Davvero un peccato.....!

    Comunque sia, Siluro, riposa in pace, i "tuoi" c'erano!
    Onore e gloria


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    1. Sig.r Broggi la risposta ai suoi perché è molto semplice,La amministrazione di Sesto rappresenta e si identifica negli ideali opposti a quelli del Partigiano Siluro.La cosa che piu'mi rammarica è sapere che chi ha combattuto per la democrazia e la libertà lo ha fatto anche per persone come il sindaco di Sesto e tutti i leghisti che oggi godono del sacrificio di questi eroi.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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