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martedì 10 novembre 2015

Ancora sull'ex-cinema Roma

Riportiamo qui di segui il punto di vista del Sig. Franco Zanetti, la persona che era interessato all'area dell'ex Cinema Roma.
Ci tengo molto a ringraziarlo per aver chiarito alcuni dubbi, e per aver lasciato aperta la porta.

Non ho alcun interesse ad avviare né a rinfocolare polemiche, ma ci terrei a chiarire, per quanto possibile, la mia posizione in merito alla questione del Cinema Roma, anche se per farlo sarò costretto a chiedere la vostra pazienza.
Come tutti sapete, ero interessato a trasformare il cinema Roma parzialmente in abitazione e parzialmente in spazio ad uso pubblico, e in questo senso mi ero incontrato con il Sindaco, nel 2014, e avevo anche fatto preparare, a mie spese, un progetto di ristrutturazione dall’architetto Bonin; il tutto basandomi, all’incirca, su una perizia asseverata del 21 settembre 2007 che assegnava all’immobile un valore commerciale di 165.000 euro.
Il progetto prevedeva la destinazione a uso pubblico di un’ampia porzione del fabbricato, che avrei adibito ad archivio/museo visitabile dal pubblico conferendovi la mia collezione di dischi, libri, videocassette e DVD.
Dopo una lunga attesa, necessaria – secondo quanto mi era stato detto – a far preparare una nuova valutazione, nel febbraio del 2015 mi è stata inoltrata, in maniera del tutto informale, copia di una perizia stilata dal geometra Calderato che assegnava all’immobile un valore di 220.000 euro. Contemporaneamente sono stato avvisato che la vendita sarebbe stata comunque subordinata all’indizione di una gara.
Benché il valore degli immobili dal 2007 al 2015 sia sceso, e non si sia incrementato, ho fatto notare che – anche accettando per buona una valutazione di 220.000 euro per l’immobile - questa si riferiva evidentemente a un valore per destinazione ad uso privato, e non teneva conto del fatto che la ristrutturazione, da farsi completamente a mie spese, avrebbe riguardato anche una parte dell’immobile da lasciarsi ad uso pubblico.
Avevo fatto in proposito alcune considerazioni, che riporto qui:

“Per puro gioco, facciamo una proporzione su quanto dell’immobile, nel progetto del mio architetto, resterebbe ad accesso al pubblico. Diciamo a occhio che sia il 40%: a quel punto, il Comune dovrebbe detrarre il 40% dalla cifra di vendita, e accollarsi il 40% delle spese di ristrutturazione.
Sempre a occhio: 220.000 – 40% = 132.000 euro, che diventerebbero la mia spesa per l’acquisto; e il Comune dovrebbe sostenere il 40% delle spese di ristrutturazione, che sono circa 400.000 euro: il 40% di 400.000 euro sono 160.000 euro. Quindi alla fine, se finanziassi io la ristrutturazione, sarebbe il Comune a dover dare a me la differenza - 28.000 euro -, non dovrei essere io a dare dei soldi al Comune (il rifacimento del tetto non lo tengo nemmeno in considerazione, perché comunque l’architetto mi ha già detto che quel versante andrebbe rifatto).
Perché grazie a me il Comune avrebbe a disposizione uno spazio ristrutturato con accesso al pubblico, senza dover spendere un euro, e non rischierebbe di essere costretto ad interventi di consolidamento nel caso l’immobile rimanga inutilizzato.
L’utilizzo pubblico sarebbe una mia gentile concessione, in cambio della gentile concessione, da parte del Comune, del parziale cambio d’uso dell’immobile.
E non sto mettendo nel conto né il valore di attrattiva turistico-culturale del Museo né il conferimento dei miei dischi e dei miei libri, che renderebbero possibile la creazione del Museo”.
Sempre in attesa di comunicazioni ufficiali da parte del Comune, avevo poi avanzato un’altra ipotesi, questa molto più semplice, comunicata al Sindaco l’1 marzo 2015:

“Il Comune mi assegna a costo zero l’edificio, con il (parziale) cambio di destinazione d’uso, e mi dà il permesso di pareggiare il tetto; io ristrutturo tutto e lascio ad uso completamente pubblico il piano terreno - ad esclusione di un vano per accesso al secondo piano, scale e ascensore - che resterà di proprietà del Comune, il quale lo utilizzerà a proprio piacimento.
Il Comune si ritrova così, senza alcuna spesa, 300 metri quadri risanati – fate voi un calcolo del valore commerciale – in cambio di un dente cariato in pieno centro paese.
Niente promiscuità, niente musei privati o semiprivati, niente impegni sulla parola, niente ricadute culturali e turistiche delle quali tener conto: un semplice do ut des di reciproca utilità”.

E infine avevo fatto comunicare la mia disponibilità ad acquistare l’immobile al prezzo della stima (spannometrica, direi…) del geometra Calderato, cioè 220.000 euro, purché ne venisse cambiata la destinazione d’uso ad uso abitativo – dato che la perizia Calderato è una perizia del valore commerciale dell’immobile, non dell’immobile con vincolo di destinazione d’uso. Un semplice acquisto, senza impegni a destinare una parte dell’immobile a uso pubblico; né si vede perché mai dovrei cedere una parte dell’immobile gratuitamente, e oltretutto post-ristrutturazione, giacché l’acquisto avverrebbe a prezzo di mercato.

Leggo sul vostro blog che il Sindaco avrebbe dubbi sulle mie possibilità economiche; non vedo su cosa si fondino tali dubbi, visto che mai e in nessun momento mi è stata fatta una proposta d’acquisto – come ho segnalato al Sindaco in questa mail del 17 giugno 2015,

Buongiorno Sindaco,
non ho più avuto sue notizie in merito alla questione del cinema Roma.
Del resto, non ho mai ricevuto nemmeno una proposta (semi)ufficiale dal Comune in merito all’acquisto dell’edificio.
Conoscendo la sua abituale cortesia, temo che sia andata perduta qualche email.
Prima di considerare chiusa la partita, non pensa che dovremmo rivederci o almeno scriverci?
Cordialmente
Franco Zanetti

mail alla quale non ho mai ricevuto risposta.

Capisco bene che l’amministrazione comunale di Angera ha problemi più urgenti di cui occuparsi, ma mi dispiace un po’ venire a sapere che circolano in città voci poco lusinghiere sulla serietà dei miei intenti e sulle mie disponibilità economiche, soprattutto perché non si è mai, e ripeto mai, iniziata una seria trattativa sull’eventuale vendita del Cinema Roma.
Per quanto mi concerne, sono sempre reperibile per tornare ad affrontare il discorso.

Grazie per l’ospitalità.
Franco Zanetti

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