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venerdì 7 agosto 2015

Daniele Marantelli: "Senza Unità a rimetterci sarà la povera gente"



 Da oltre un secolo il popolo della sinistra italiana chiede ai suoi dirigenti di essere uniti. Da oltre un secolo accade il contrario. Nelle cronache di questi giorni non c’è, dunque, purtroppo, alcuna novità. Non per questo va sottovalutato lo sconcerto tra militanti ed elettori del Partito democratico, il più grande partito del socialismo europeo, per le sue ricorrenti divisioni. Sei anni consecutivi di recessione hanno scosso profondamente il nostro apparato produttivo, anche se resta il più forte d’Europa dopo quello tedesco. Si è tuttavia dilapidato un patrimonio di centinaia di piccole e medie imprese e, con esso, un enorme numero di posti di lavoro. I dati sull’occupazione giovanile, specie al Sud, sono ancora preoccupanti. In un contesto di crisi etica e di valori, di diffusi individualismi e rancori, la crisi sociale può sfociare in una drammatica crisi democratica. Questa è l’Italia che osservo da deputato eletto in una delle aree più ricche e dinamiche del Paese, quale è la pedemontana lombarda. Il grado di fiducia degli italiani nei confronti del Parlamento, secondo ripetuti sondaggi, è del 7% e dei Partiti del 5%. Mi chiedo se abbiamo sufficiente umiltà per leggere consapevolmente questa cruda realtà, sedimentata da anni.
Non uso i social. Niente Facebook o Twitter. In compenso vado al supermercato, faccio la coda in posta o dal panettiere, chiedo agli artigiani quanto costa il denaro in banca e se glielo danno, uso qualche volta i mezzi pubblici. Quindi, ascolto. Non sopporto il culto della personalità. Non credo ai miracoli. È impossibile tuttavia ignorare alcune scelte di fondo fatte dal Governo Renzi nell’ultimo anno in Italia e in Europa. La più grande redistribuzione sociale, con il bonus di 80 euro. Solo chi non ha mai fatto il lavoratore dipendente si permette aristocratiche ironie. Le misure a sostegno del lavoro e delle imprese cominciano a dare risultati incoraggianti, ancorché insufficienti sul piano dell’occupazione. Ma in generale l’azione riformista si è sviluppata in più settori, a partire da quello delicato della giustizia. I dati dell’export, di Expo, fino a quelli del turismo, aiutano a guardare al futuro con una certa fiducia.
In Europa la linea di Schauble è stata battuta. È stato certo decisivo il ruolo di Mario Draghi e se il Partito Socialista Europeo non ha dato grandi prove, il Governo Italiano e il Gruppo Socialists & Democrats, guidato da Pittella, hanno contribuito concretamente a stoppare la linea di coloro che puntavano al fallimento della Grecia. Questi i fatti. La loro deformazione, così come la propaganda, non aiuta. Chi non appartiene al club dei musi lunghi e, anzi, è contagiato dall’ottimismo della volontà, si chiede se nel Pd la normale dialettica, per alcuni compagni, non sia ormai diventata conflitto permanente.
La riforma del Senato approvata alla Camera, per esempio, non è perfetta. Io l’ho votata perché penso faccia fare un passo avanti al nostro Paese, pur non condividendo alcune spinte neo centraliste contenute nel nuovo titolo V. Ai compagni senatori, che annunciano battaglie campali sulla riforma, propongo di consultare gli elettori di centrosinistra nei loro collegi. Dubito che la stragrande maggioranza sia disposta a fare la rivoluzione nel nome del Senato elettivo.
I dati di Svimez sul Sud, che non sono certo un fulmine a ciel sereno, sono drammatici. C’è chi sostiene che il Governo non avrebbe fatto nulla per invertire la rotta. Mi domando se hanno letto l’originario piano industriale di Whirlpool e quello sottoscritto pochi giorni fa da azienda e sindacati a Palazzo Chigi. Chiedano informazione agli operai di Carinaro. Tutti sappiamo che senza una riscossa del Sud e la ripresa dei consumi interni, l’Italia non avrà un futuro roseo. Giusta, pertanto, la richiesta di dedicarvi una Direzione ad hoc, tempestiva e condivisibile la risposta positiva del segretario e del presidente del partito. Mi auguro si voglia discutere di Mezzogiorno senza reticenza e senza tornare agli schemi degli anni 60.
Giovedì scorso diversi senatori del Partito democratico hanno votato insieme a Lega, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Verdini, Gasparri, mettendo in minoranza il governo. Erano in ballo valori di fondo, questioni di coscienza? Macché. Un emendamento sulla riforma della Rai. Uno di questi senatori, Paolo Corsini, ricorderà che nel 1998 mi impegnai nella campagna elettorale che lo portò a diventare sindaco di Brescia contribuendo ad aprire, durante il ballottaggio, un varco nell’elettorato leghista che probabilmente diede una mano alla sua meritata elezione. Per chi viene dal Pci di Enrico Berlinguer, ha fatto il segretario di sezione, montava gli stand alle feste de l’Unità, la diffondeva alla domenica mattina suonando il campanello nelle case dei quartieri di Varese, non proprio una capitale della sinistra, risulta difficile interpretare quel voto pensando alla nostra comune storia.
Vedo i limiti del nostro partito e della sua funzione nella società. Resto tuttavia convinto che tutti devono contribuire a ritrovare nel Pd il senso di comunità e, grazie ad esso, il senso più profondo della missione che abbiamo nei confronti del Paese. Se non ci sarà rapidamente una svolta temo che pagheremo un prezzo molto alto. Il prezzo più salato, è sicuro, però lo pagherà quella che un prestigioso capo della Resistenza, Luigi Longo, chiamava «la povera gente». Di questo dovrebbero essere consapevoli innanzitutto coloro che si propongono di rappresentare la migliore cultura riformista e popolare della sinistra italiana.
Mi auguro che il confronto sui contenuti della prossima legge di stabilità sia ancorato ai nodi irrisolti del nostro Paese. Nella recente assemblea di Milano il Pd ha lanciato una sfida impegnativa. Stati Uniti d’Europa, lotta al terrorismo, rivoluzione fiscale. Potrò sbagliarmi, ma è su questi temi, vi aggiungerei politiche industriali, superamento del bicameralismo, Mezzogiorno, che si giocherà non solo la funzione e il futuro di una moderna sinistra riformista, ma il destino dell’Italia.
On. Daniele Marantelli
Parlamentare PD di Varese
Articolo apparso sull'Unità del 6 Agosto

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