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venerdì 24 aprile 2015

C'E' CHI DICE NO, IO DICO ITALICUM!

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni sulla nuova legge elettorale ITALICUM in via di finale approvazione, dal Parlamentare PD di Gallarate On. Angelo Senaldi:


La discussione, a tratti accesa, sulla riforma della legge elettorale mi ha spinto nei giorni scorsi a pubblicare sul mio blog (www.angelosenaldi.it), con segnalazioni sui social network (fb: Angelo Senaldi pagina pubblica; twitter: @angelo_senaldi), una mia riflessione sul tema. Mi permetto di sottoporla all’attenzione di chi avrà la pazienza di leggerla anche attraverso questo canale. L’analisi ha un’impostazione schietta, secca. Potrà non risultare simpatica a tutti ma vuole comunque mantenersi su binari diversi da quelli delle polemiche, anche velenose, nate tra alcune componenti Pd. E’ quasi una carrellata sui contenuti più discussi dell’Italicum.

Cordiali saluti

Angelo Senaldi



C'è chi dice no, io dico Italicum
C’è chi dice no all’Italicum perché, antidemocratico, favorirebbe il Premier e ne potenzierebbe in modo eccessivo i poteri e la posizione.  Ma l’Italicum mantiene inalterato il potere del Presidente della Repubblica di dare l’incarico al Premier e di nominare i Ministri, oltre a confermare quello del Parlamento di votare la fiducia al Premier.
C’è chi dice no all’Italicum perché mortificherebbe la rappresentatività e con essa la possibilità che le scelte degli elettori abbiano una rappresentanza nelle più importanti sedi istituzionali.  Ma  l’Italicum fissa la soglia per entrare in Parlamento al 3%, dunque estromette solo le forze molto piccole e consente di mantenere ampia rappresentatività.
C’è chi dice no all’Italicum perché il premio a un partito e non a una coalizione penalizzerebbe la pluralità, dunque appiattirebbe la rappresentanza e la possibilità di contare, per le voci non perfettamente allineate, nel dibattito in Parlamento.  Ma  il Partito Democratico (e mi auguro che anche altri partiti vivano l’impegnativa e arricchente esperienza del Pd) presenta una notevole diversità di posizioni che genera dibattito, confronto, anche contrasti ma, al fondo, pienezza di proposta politica. Resta un principio: si porta avanti, insieme, la proposta che risulta, nel confronto democratico, maggioritaria.
C’è chi dice no all’Italicum perché non è opportuno che un partito, e non una coalizione, riceva il premio di maggioranza.  Ma  le coalizioni si sono storicamente dimostrate deboli, soggette a ricatti e menomate nella loro capacità di Governo, nella loro stessa esistenza. Governi traballanti, sempre, dall’immediato dopoguerra a oggi, ecco qualcosa che deve assolutamente cambiare.
C’è chi dice no all’Italicum perché non ammette che i partiti blocchino le liste con candidati nominati.  Ma  l’Italicum contempla sia le preferenze espresse dagli elettori che candidature scelte dal partito, il quale deve conservare un margine di decisione, peraltro previsto anche dal Mattarellum. Diversamente il partito diventa volatile, nonpartito in stile 5 Stelle.
C’è chi dice no all’Italicum perché la combinazione con la riforma costituzionale, in particolare per quanto concerne il Senato, rompe gli equilibri tra i due rami del Parlamento a favore della Camera.  Ma  il superamento del bicameralismo perfetto, troppo spesso ostacolo a un’azione efficace e al passo con la realtà, è esigenza largamente condivisa. 
Rispetto chi dice no e continuo a credere nel confronto, soprattutto nel Pd.  Ma  io dico Italicum, riforma vera e necessaria.

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