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domenica 26 aprile 2015

25 aprile 2015 - ANPI sezione di Angera

Di seguito il discorso tenutosi presso la sala consiliare di Angera da Renato Salina,  segretario della sezione cittadina dell'ANPI.

Condividendo pienamente quanto esposto da Renato colgo l'occasione per rinnovargli i miei complimenti sia per quanto enunciato sia per il suo impegno in qualità di segretario della sezione locale dell'ANPI.

Voglio anche ringraziare l'amministrazione comunale per la disponibilità e l'impegno profuso nell'organizzazione sia degli eventi legati alla giornata del 25 aprile sia per essersi impegnata ad inoltrare agli enti preposti la richiesta di intitolare ad Antonio Dalla Costa una via e a Mario Greppi il lungolago.



25 Aprile 2015

"Buongiorno a tutti i presenti,

ringrazio tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa celebrazione del 25 

Aprile nel 70° della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo, ringrazio i 

cittadini, gli alunni e gli insegnanti delle scuole medie, le autorità istituzionali, il 

sindaco e l’amministrazione comunale, 

ma in particolare i rappresentanti della famiglia Dalla Costa, che hanno voluto essere 

presenti oggi  per ricordare la figura de loro caro Antonio Dalla Costa, padre, umile 

lavoratore, ucciso dai fascisti il 13 Settembre del 1944, in località Cascina Tripoli a 

Capronno nel Comune di Angera da un reparto della Guardia Nazionale 

Repubblichina. 

Ci eravamo lasciati lo scorso 25 Aprile 2014 informando i cittadini sul tragico fatto in 

cui rimase ucciso Antonio Dalla Costa, avvenimento sconosciuto ai più, caduto 

nell’oblio della storia dimenticato e ritrovato attraverso la consultazione di documenti 

depositati nell’archivio storico del nostro comune, dal sottoscritto in rappresentanza 

dell’Anpi e dalla professionale collaborazione della Dott.ssa Sonia Gliera (che 

ringrazio) responsabile allora della riorganizzazione dell’archivio comunale.    

Cosa accadde quel 13 Settembre del 1944 lo riassumo, per chi non è a conoscenza dei 

fatti, tramite poche righe della

figlia Elda che raccolse i ricordi in un diario nel 1995: 

Così scrisse:

“I fascisti entrarono in casa armati di mitra, ci misero contro il muro e portarono via il 

fratello maggiore di 17 anni, sentimmo sparare, gridare aiuto, ma nessuno poteva 

muoversi né uscire di casa. 

Eravamo impietriti dalla paura.

La mamma cercava il papà che non c’era già più.

Il mattino verso le 5 un militare chiedeva una coperta perché una sentinella aveva 

freddo. 

La mamma chiese: dov’è mio marito? L’avete ucciso vigliacchi, cosa faccio adesso?

Nessuno rispose. Al mattino con la luce attraverso le persiane abbiamo visto la 

coperta che copriva nostro padre ormai morto.

La mamma disperata pensava che forse il papà ferito avesse bisogno di noi. 

Era impossibile uscire perché eravamo chiusi in casa.

Rimase dietro la casa tre giorni sotto la pioggia fino a quando vennero le autorità e ci 

autorizzarono a spostarlo.”

Nel frattempo il figlio maggiore Guido venne portato a Varese dove venne picchiato 

pesantemente per estorcergli qualche nome o notizia relativa alla presenza di ribelli 

nella zona.

Questi i fatti tragici che hanno avuto come protagonista la figura di Antonio Dalla 

Costa,

Il perché si arrivò a questo epilogo tragico lo riassumo brevemente: 

la cascina Tripoli per la sua posizione sul territorio era sicuramente punto di 

passaggio di elementi appartenenti alla Resistenza,

Antonio Dalla Costa sicuramente era a conoscenza di quello che accadeva intorno a 

lui senza farne parola con alcuno, continuava tutti i giorni a lavorare la terra ed 

allevare il bestiame per la famiglia e per il padrone, senza però ostacolare i 

movimenti dei partigiani che si avvicendavano di passaggio nella sua cascina, 

lasciandoli dormire all’occorrenza presso il fienile, senza farne parola con nessuno, 

questo a dimostrazione che la Resistenza è stata fatta non solo da coloro che 

combattevano con le armi il nazifascismo ma anche e soprattutto da coloro che la 

appoggiavano tutti i giorni con azioni normali quotidiane fornendo appoggio logistico 

e materiale ai combattenti partigiani, nel silenzio quotidiano, pagando di persona a 

volte con la vita, come capitò ad Antonio Dalla Costa, confermando che la Resistenza 

è stata soprattutto lotta di popolo per la Liberazione del nostro paese dal 

Nazifascismo e che i tanti sacrifici subiti dalla popolazione, le torture le fucilazioni le 

impiccagioni, le deportazioni e gli anni di carcere subiti dagli Antifascisti non vadano 

mai dimenticati nell’esaurirsi dei protagonisti di quei giorni, che purtroppo, per una 

legge anagrafica non modificabile ci stanno lasciando. 

Ecco perché “la ricerca storica deve continuamente svilupparsi” ma “senza 

pericolose equiparazioni” fra i due campi in conflitto. Perché, ricorda il Presidente 

della Repubblica Mattarella rivolto al futuro del Paese, “la Resistenza, 

prima che fatto politico, fu soprattutto rivolta morale. 

Questo sentimento, tramandato da padre in figlio, costituisce un patrimonio che 

deve permanere nella memoria collettiva del Paese”

A questo proposito un accenno polemico al governo della Regione Lombardia che a 

una interrogazione presentata per conoscere cosa intendeva fare la Giunta Regionale 

per il 70° anniversario della Resistenza ha risposto prontamente: praticamente nulla, 

adducendo che i fondi per il finanziamento del “ Sostegno alle attività di studio e 

memoria sui fondamenti e lo sviluppo dell’assetto democratico della Repubblica”, 

notare che il termine Resistenza e Liberazione proprio non esiste nelle articolate leggi 

regionali, ma comunque, i fondi non ci sono e di conseguenza neanche i mezzi per 

fare iniziative in questa occasione. 

Una deduzione logica mi conferma purtroppo che chi governa la Lombardia, oggi, 

preferisce i cortei e le manifestazioni col saluto romano, piuttosto che il ricordo delle 

pagine migliori della nostra storia, se no, forse qualche idea su possibili iniziative, a 

questi amministratori, sarebbe venuta, mentre per fortuna in Italia ne stanno nascendo 

tante, anche senza costi o con costi irrilevanti proprio come la nostra.

Purtroppo devo aggiungere che per quanto riguarda il Governo, anche qui si sono 

verificati fatti che hanno dell’incredibile, nel 70° della Liberazione, come la consegna 

di medaglie di “riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria” a personaggi che 

hanno militato nelle squadracce fasciste, contro la Resistenza, come il caso del 

Repubblichino Paride Mori fondatore delle squadre Mussolini, al quale è stata 

conferita una medaglia per il “sacrificio offerto alla Patria”, consegnatagli dal 

Sottosegretario Del Rio a nome e firma del Presidente della Repubblica.

La Segreteria Nazionale dell’ANPI, ritiene che rispetto al caso della medaglia al 

repubblichino Paride Mori – oltre che ad altre, concesse nel corso degli ultimi anni – 

ci si trovi di fronte ad una applicazione della legge 92/2004 (quella che ha indetto 

la Giornata del Ricordo) in netto contrasto con i valori, princìpi e norme della 

Costituzione. 

In ogni caso, nessun riconoscimento – né per questa legge né per altre – può essere 

attribuito a chi militò per la Repubblica Sociale Italiana, in nome di una presunta 

pacificazione. Non c’è nulla da “pacificare”; c’è solo da rispettare la storia e la 

Costituzione, nata dalla Resistenza per la difesa di princìpi e valori assolutamente 

imprescindibili.

Ricordiamo, dunque, il valore delle scelte di allora, il desiderio di libertà e di 

democrazia, ricordiamo la Resistenza – insomma – in qualunque forma sia stata 

attuata, dagli scioperi del ’43-’44, agli eroici militari di Cefalonia, agli IMI, ai 

giovani che rischiando la morte divennero partigiani, ai molti volontari nel Corpo 

italiano di Liberazione, alle due divisioni (Cremona e Friuli) che combatterono 

all’interno dell’Armata degli Alleati; e ricordiamo gli operai, i contadini, gli studenti, 

gli intellettuali, che si unirono insieme nella lotta e nella Resistenza non armata; e poi 

le donne, protagoniste fondamentali di questa vicenda straordinaria, troppo a lungo 

relegate in un ruolo di comprimarie, laddove erano state protagoniste essenziali.

E’ questa pagina di storia che ricordiamo, il 25 aprile, contro ogni revisionismo, 

contro ogni negazionismo e contro le speculazioni ignobili che hanno cercato – 

invano – di sporcarla.

Questo è il 25 aprile e questo è il 70°della Liberazione.

Anche per questo noi come ANPI abbiamo voluto riscattare la memoria di questo 

umile lavoratore della terra, marito e padre di otto figli, che è stato dimenticato per 

quasi 70 anni da tutti, a parte i suoi famigliari, unico caduto per mano fascista sul ns 

territorio comunale, e anche se non riconosciuto ufficialmente come partigiano ne 

come patriota, meritava sicuramente di essere ricordato con qualcosa di simbolico, 

che si potesse tramandare alle future generazioni e per questo, ci è sembrato doveroso 

intraprendere questa iniziativa che ci ha portato, con la massima disponibilità e 

collaborazione della Amministrazione Comunale ad ascrivere accanto ai nomi dei ns. 

Martiri, caduti nella Resistenza per la Lotta di Liberazione, sulla lapide che li ricorda 

                                         Arturo Merzagora     Achille Piazzi      Mario Greppi 

anche il nome di  Antonio Dalla Costa come riconoscimento del sacrificio estremo e 

risarcimento morale ai famigliari, che oggi nel 70 ° anniversario della Liberazione 

hanno visto, come da noi promesso, riconsegnato alla memoria e di conseguenza alla 

storia della comunità il loro famigliare. 

Ora e sempre Resistenza."

                                                                                        Renato Salina


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