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sabato 27 settembre 2014

Tributo ad un grande uomo: Alessandro Pertini detto Sandro

Il 25 settembre di 118 anni fa (1896), a Stella, un paese della provincia di Savona, nasceva colui che sarebbe diventato un grande uomo, Alessandro Pertini detto Sandro. Grande sia per le parole che pronunciava, ma sopratutto grande perchè le parole da lui dette erano sostenute dalle sue azioni.
Medaglia d'Argento al Valor Militare conquistata nel 1917 sul fronte dell'Isonzo, membro del Partito Socialista Italiano, assiduo antifascista e ferreo oppositore di Mussolini. Il suo essere antifascista lo porta ad entrare nelle file della Resistenza dove diviene un esponente di spicco ricoprendo la carica di membro militare del CLN. Catturato nel 1943 dalle SS viene condannato a morte ma grazie ad alcune formazioni partigiane delle Brigate Matteotti riesce a fuggire.
Con Pietro Nenni contribuì a ricostruire il PSI dando vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Attivissimo Partigiano si guadagnò una Medaglia d'Oro al Valor Militare. La primavera del 1945 lo vede essere fra gli organizzatori dell'insurrezione di Milano e quindi della liberazione dalla dittatura Nazzi-Fascista.
Come membro del CLNAI votò a favore della condanna a morte di Mussolini e di altri gerarchi fascisti. Sebbene fu da sempre un fermo sostenitore della necessità che il capo del fascismo dovesse essere passato per le armi, commentò con durezza l'esposizione all'odio dei cittadini, in piazzale Loreto a Milano, dei corpi di Mussolini e dei suoi sostenendo: “......L'insurrezione si è disonorata”.
La repubblica Italiana lo vede prima membro per il PSI dell'Assemblea Costituente, senatore prima, deputato poi, ricopre dal 1968 al 1976 il ruolo di Presidente della Camera. Il 9 luglio 1978 diventa il 7° Presidente della Repubblica Italiana. Durante il suo settennato si trovò ad affrontare uno fra i periodi più bui della nostra repubblica, erano infatti gli “anni di piombo”, dell'assassinio di Guido Rossa ai cui funerali Pertini pronunciò un durissimo attacco contro le Brigate Rosse; della strage di Bologna; del terremoto dell'Irpinia per cui non si fece problemi a denunciare i colpevoli ritardi dei soccorsi; degli omicidi, perpetrati dalla mafia, di Pio La Torre e del generale Calo Alberto Dalla Chiesa.
Sandro Pertini interpretò il suo mandato in modo nuovo rispetto ai suoi predecessori, si mostrò come un Italiano fra gli Italiani, contribuendo così a riavvicinare il popolo alle istituzioni. Questo modo di essere, unito alla sua figura moralmente inattaccabile, gli è valsa la fama di “Presidente più amato dagli italiani”

Alcuni pensieri, da lui espressi durante la sua vita, qui di seguito riportati, descrivono efficacemente il suo pensiero politico:
Pertini ritratto.jpg“ … Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero!....”



Alessandro Pertini detto Sandro muore il 24 febbraio 1990.


Di fronte ad un uomo simile, senza paura di cadere in retorica o in demagogia, credo si possa solo esprimere un profondo sentimento di gratitudine e di rispetto.

Voglio concludere questo mio beve e modesto tributo con un saluto:
                                Chapeau compagno Sandro, chapeau caro presidente!


mercoledì 17 settembre 2014

Cancellare il passato e' macchiare il futuro

E' notizia di questi giorni che a Sesto Calende, l'amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Colombo, ha fatto cancellare, tinteggiando la parete della scuola media Bassetti sul quale era dipinto, il murale realizzato nel 1995, in occasione del 50° della festa di liberazione, dai ragazzi delle scuole medie.            
Le iniziative di protesta, intraprese dal gruppo di minoranza, "Insieme per Sesto", trovano il mio pieno consenso e appoggio in quanto trovo che le decisioni adottate dall'amministrazione comunale siano profondamente sbagliate e diseducative.
Sbagliate perchè con una mano di vernice si è cancellato un lavoro volto ad avvicinare i giovani ad un momento storico basilare per il vivere democratico della nostra nazione.
Diseducativo perché nei ragazzi si fa passare l’idea dell’usa e getta. Ossia quando un bene è deteriorato o semplicemente datato è giusto che questo venga dismesso senza neppure chiedersi se, al di la dell’aspetto economico, il bene stesso meriti di essere salvaguardato e quindi mantenuto.

il Sindaco, secondo quanto si legge sull’articolo del quotidiano “La Prealpina”, uscito in edicola il 15/09, ha detto che il murale versava in uno stato di degrado essendo scrostato in più punti. A fronte di questa dichiarazione viene da chiedersi il perché l’amministrazione comunale ha permesso che il murale potesse arrivare ad un simile livello di degrado senza effettuare negli anni passati interventi di conservazione. Per quanto mi riguarda questa domanda ha una sola risposta: L’amministrazione ha sbagliato mostrando poca attenzione ai temi del vivere democratico e comunitario, dimostrando inoltre di non voler tutelare un opera che oltre all’importante significato espresso, era un esempio ed un ricordo di un lavoro di gruppo svolto da dei cittadini Sestesi.

martedì 9 settembre 2014

10/09/1944 - 10/09/2014


Ricorre in questi giorni il 70esimo anniversario della Repubblica Partigiana dell'Ossola.
Vogliamo ricordare quei momenti tragici ma pieni di grandi speranze ed entusiasmo.


La Repubblica dell'ossola by nondimentichiamo